Manichini e Street Photography: attenti ai quei testoni

Manichini e Street Photography: attenti ai quei testoni

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Una volta era impensabile, se non molto strano, immaginare un fotografo alle prese con un soggetto così anormale: <<Fotografare i manichini? Siete dei folli!>> direbbe un qualsiasi uomo dell’epoca ottocentesca. Oggi grazie ai lavori di autori come Lee Friedlander, e il sempre verde Eugene Atget, sappiamo bene che abbiamo di fronte uno strumento per le nostre fotografie di strade potenzialmente illimitato. E allora: che stiamo aspettando?

I manichini: i portavoce taciturni della società contemporanea

I personaggi delle nostre scene fotografate sono di fondamentale importanza, lo sappiamo bene. Uomini, donne, bambini, e qualsiasi altra forma vivente/non vivente presente nel nostro pianeta, diventano altro all’interno della nostra storia, all’interno di quel rettangolo significante chiamato fotografia.

Manichini Street Photography
© Gianluca De Dominici

La capacità di saper trovare un punto di vista differente è il pane quotidiano per i fotografi di strada che ambiscono a costruirsi un linguaggio proprio, attuo a farsi largo, in questo mondo sempre più agguerrito. Ed allora perché non rischiare con qualcosa di davvero molto inquietante – a tratti surreale – come i Manichini: i portavoce taciturni dell’ecosistema della moda moderna e non.



Un gioco da ragazzi direte voi: sono lì fermi ad aspettare che qualcuno li accolga all’interno della propria immagine. Immobili. In una condizione di apparente sofferenza – o almeno ci sembra così, essendo molto “simili” a noi in termini di fattezze. Ed è proprio qui che sta il gioco, in questo rapporto ambiguo tra uomo e sua rappresentazione.

I Manichini erano un tempo costruiti per dare una leggera parvenza della nostra anatomia; strumenti per mostrare e vendere un prodotto. Oggi sembrano essere i nostri fratelli gemelli dimenticati e abbandonati alla nascita.

Sotto una luce particolare sfido chiunque a distinguere il reale dal non reale. L’uomo dalla bambola. Il fotografo di strada si trova allora in mezzo a questi due mondi: quello prettamente concreto, fatto di oggetti, e quello immaginario/surreale atto a far emergere la follia e la potenza di una dimensione che esiste, e che è visibile, sono all’interno dell’immagine.

Richard Kalvar Manichini Street Photography
© Richard Kalvar, Germania (1979)

Basta davvero poco: una diversa angolazione della nostra fotocamera, un uso sapiente della luce o semplicemente il saper cogliere l’occasione al momento giusto. I Manichini sono lì, ci aspettano, ci accolgono a “braccia aperte” e sono pronti a farsi maltrattare. Ma cosa possiamo ottenere davvero da loro?

I Manichini sono tra noi…

Di natura i Manichini sono già di per se davvero interessanti da ritrarre fotograficamente. I fotografi di strada li hanno “impressionati”, prima su pellicola, e poi in digitale, da tantissimi anni ormai, ritagliandosi così una piccola fetta di mercato molto eclettica.

Lee Friedlander Manichini Street Photography
© Lee Friedlander

La prima cosa che viene in mente relativa a questo espediente sono le vetrine dei negozi: un occasione davvero ghiotta per sfruttare questo elemento senza dover disturbare le persone o doverle infastidire – anche se ormai si è raggiunto un livello in cui non è neanche possibile fotografare le vetrine, che noia davvero la società moderna.



Se vi trovate a passare per le vie del centro della vostra città noterete che le vetrine offrono una duplice caratteristica: mostrano perfettamente quello che ci sta dietro e, in momenti particolari della giornata, riflettono quello che ci sta fuori. Basta allora posizionarsi al di sotto di esse ed ecco che il gioco è fatto! Il Manichino lì fermo si “veste” della città. Ne diventa parte integrante – in un gioco di forti rimandi simbolici e di scontro formale dalle note grafiche. Chi meglio di un “fantoccio” può mostrare il bello e il brutto della nostra società contemporanea? Se lo sono chiesti molti fotografi al mondo e i loro scatti oggi invadono e persuadono tutti noi.

Gianluca De Dominici Manichini Street Photography
© Gianluca De Dominici

Se già questo non vi bastasse per convincervi ad andare fuori a ritrarre questi “testoni”, ecco che si aggiunge una componente ancora più macabra ed ambigua al tutto. Per 100 manichini perfettamente esposti e perfettamente in “salute”, ne esistono altrettanti in strada, maltrattati, feriti, smembrati delle loro stesse articolazioni – mi scende quasi una lacrimuccia al sol pensiero. Le parti del corpo di questi assumono così importanza; un ruolo nella nostra idea di fotografia per cui, le membra lancinanti di questi individui, possono essere sfruttati per creare scatti dal forte impatto cinematografico, teatrale e, perché no, apocalittico – in pieno stile Cyberpunk.



Una testa, un busto o anche una semplice mano inserita in un contesto cittadino possono rafforzare il nostro scenario, alimentandone così l’atmosfera inquietante e surreale. Mi immagino già la scena: una folta schiera di mani, gambe e braccia riunite tutte insieme in un quadretto macabro e orchestrato da chissà chi: forse Jack lo Quartatore? Il fotografo di strada crea la sua storia e il resto verrà da sé.

Dove poter trovare i Manichini in strada?

Ogni mente, ogni fotografo e ogni occhio è diverso, ma esistono dei punti in comune da cui partire per approfondire ed analizzare la propria idea di “manichino”. Eccovi una lista di luoghi dove poterli trovare:

  • Vetrine Negozi
  • Mercatini dell’usato
  • Negozi in allestimento/chiusura
  • Grandi magazzini
  • Spazzatura

Le possibilità realizzative in questo campo sono molteplici, sta a voi capire cosa si avvicina di più al vostro stile e cosa può davvero regalarvi delle sensazioni positive/negative. Gambe in spalla e buone fotografie!

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