Giù le mani da Tatsuo Suzuki!!!

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Un video. È bastato un video dell’X Photographer Tatsuo Suzuki per avviare il panico in sala alla presentazione della nuova Fujifilm X100F V. Il fotografo giapponese ha infatti “osato” fare sfoggio del suo aggressivo, viscerale e unico modo di fotografare davanti ad una platea di numerosi giornalisti, appassionati di fotografia e pubblico vario. Il problema di tutto ciò? Una forte incomprensione nei confronti del suo lavoro e sul genere della fotografia di strada!

Tatsuo Suzuki e Fujifilm: un rapporto controverso

La notizia risuona nelle principali piattaforme di fotografia ormai da giorni. Tatsuo Suzuki è stato cacciato via ufficialmente dalla cerchia degli ambasciatori Fujifilm al seguito della sua presunta aggressività, e mancanza di rispetto, nei confronti dei soggetti da lui ritratti. I luoghi dei delitti sembrano essere le strade della sua città. L’arma utilizzata per la “fucilazione” fotografica è invece la nuova e fiammante Fujifilm X100F V.

In questo breve quadro poliziesco da quattro soldi l’unica vera vittima è in realtà un solo individuo che ha scelto, alla sorprendente età di 43 anni, di buttarsi per le strade con la sua fotocamera compatta. Il punto focale della sua ricerca? La vita nelle sue più meravigliose e variegate forme possibili!



I “generosi” commenti riferiti al fotografo, alla fine della visione di quel video incriminato, sembrano descriverci però un altro personaggio. Un uomo diabolico che con la sua macchina ferisce, spaventa e violenta le persone, tanto da deturparle della loro anima. Un perfetto incipit di un romanzo giallo che però spaventosamente è realtà, finendo addirittura per screditare e creare un ingeneroso odio nei confronti del suo meraviglioso lavoro.

Perché parliamoci chiaro, non c’è nulla da eccepire o contestare nelle sue immagini. Le sue fotografie sono la dimostrazione di una forza emotiva e passionale che viene fuori fin da subito; una forza che ci coinvolge e ci fa immergere in una dimensione in cui il contatto visivo con il soggetto ne fa da padrone. Molti Giapponesi cercano di catalizzare tutto il loro stress e tutte le loro pressioni sociali in questo genere fotografico, assaporando ogni momento della loro esistenza tramite un mezzo liberatorio come quello della macchina fotografica.

Tatsuo semplicemente prova a catturare la vera espressività dell’umanità, attraverso un processo fotografico che, alle prime battute, potrebbe sembrare essere irrispettoso ed aggressivo. In quel volto disinteressato nelle strade si nascondeva forse il diavolo in persona? Per chi non conosce la fotografia di strada molto probabilmente si, ma Fujifilm sapeva benissimo chi aveva di fronte…

Fujifilm: ma cosa mi combini?

Il programma di ambasciatore sembra essere a prima vista in ambedue parti conveniente: al marchio garantisce una pubblicità continua dei suoi prodotti, fortemente indirizzati a dei settori specifici, mentre, gli ambasciatori, possono godere di alcuni vantaggi, utili a valorizzare il loro lavoro agli occhi di tutto il mondo. Fino a qui ci sembra essere tutto rose e fiori, ma in realtà al centro di tutto c’è ovviamente il marketing finalizzato al guadagno.

Fujifilm era perfettamente conscia del valore artistico e culturale delle immagini di Tatsuo Suzuki, come anche del suo modo di procedere all’interno del contesto cittadino per realizzare le sue fotografie. È innegabile che la presa di questo autore, nei confronti del pubblico, sia stato un motivo irrinunciabile per l’azienda per volerlo nella sua cerchia di ambasciatori personali.



Ma Fujifilm in questo caso non agisce come un’agenzia fotografica pronta a difendere i diritti dei propri affiliati – non è minimamente interessata a farlo – e quindi ha previsto la possibilità di poter ledere i propri guadagni se avesse continuato a garantire tutta quella popolarità e visibilità a questo autore. Tatsuo è stato dipinto come fastidioso e spocchioso dal pubblico in sala? Tutto vero per Fujifilm che in quel momento non poteva fare altro che condividere il parere del pubblico. Alla fine siamo solo dei numeri per loro, chi se ne frega se da ora in poi Tatsuo verrà visto come un malato o un pervertito all’interno delle strade della sua città. Basta vendere vagonate di macchine è tutto si risolverà nel migliore dei modi.

Se dobbiamo però approvare questo modo barbaro ed insignificante di criticare il lavoro altrui, allora dovremmo eliminare il 90% delle immagini presenti in questo pianeta. Oggi siamo abituati ad offenderci per la qualunque. Basta una frase, una fotografia o un gesto per metterci sull’attenti e farci infuriare. Sono sicuro che se Tatsuo avesse realizzato quelle immagini in un altro paese, o avesse fatto uso dello Smartphone per costruirle, non si sarebbe inneggiato allo scandalo.

È altresì ingiusto punire una persona solo per avere adempiuto al suo compito: presentare un prodotto seguendo il proprio cuore, realizzando delle immagini con quel timbro unico che ti ha reso famoso nel mondo. L’unico sbaglio del fotografo è stato quello di affidarsi a quest’azienda che, fino ad ora, sembrava volersi ereggere come molto vicina all’arte e alla fotografia professionale. Tatsuo il suo lo ha fatto, e mi dispiace profondamente per lui, amo il suo lavoro, ma quando si parla di affari non si guarda in faccia a nessuno…

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